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sul restare, sul partire30 dicembre 2011, 13:57

fabri

iscritto: 09/10

messaggi: 29

restare o partire: questo è il dilemma!
lasciare questo paese in cui ogni giorno prosseneti istituzionali tentano di farci credere che agiscono per noi, o restare a difenderlo, il paese, con le poche nostre forze e la convinzione di essere nel giusto?
se sia più nobile tollerar le percosse e gli strali della sorte oltraggiosa del restare, oppure levarci a combatter tutti i nostri triboli e fuggire verso un lontano ignoto, non mite, di certo, ma giammai dimesso...
il morire, il dormire, nel restare, insieme alle nostre piccole conquiste di una vita, ciò che con illusione soverchia chiamiam "certezze", fino a quando qualcuno non deciderà di prendersele. e con questo sonno dar termine agli affanni dell'animo, ai doveri genitoriali, e ad altre miserie nobili che ci legano qui.
morire, dormire, forse sognare. ah, ma è qui l'intoppo: perchè il pensiero nel sogno non guida i sogni dai quali siamo visitati. e inizia l'euforia, la speranza di cose, di incontri, di orizzonti, di diverse certezze. non aspettare di essere spogli del nostro involucro effimero per accarezzare i sogni non come rifugio, come rimpianto, ma come possibilità.
eppure è in questa incertezza che si muovono le vite: tra la sventura del vivere restando, e la voglia di sognare il partire. chi sopporterebbe altrimenti il flagello e le offese del tempo, l'ingiuria degli oppressori, la villania dei superbi, gli spasimi dell'amor disprezzato e gli sfregi che l'umilità dei meritevoli subisce dagli indegni, se non avesse la certezza di poter sbagliare tra il restare e il fuggire. almeno questo libero arbitrio ci è concesso.
chi vorrebbe portar sudando e gemendo la soma di una logorante esistenza se la paura di qualcosa oltre il restare - l'esplorato conforto delle nostre certezze - non trattenesse la nostra volontà facendoci preferire i mali presenti ad altri che non conosciamo?
così, la coscienza ci rende codardi, e le più grandi imprese restano confinate nell'inesplorato territorio dei sogni e vanno a finire, come i sogni, in nulla, al massimo si trasformano in un vecchio piegato che, con denaro appena sufficiente allo sfamarsi, dice a sè stesso: ah, se solo avessi saputo...! 





      
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