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Perché i matti - terzo capitolo
diego finelli
 ALMA, ANGELICA E LE ALTRE
 
Perché i matti, lasciamo perdere.
Poi viene il secondo giorno, il terzo giorno, una settimana, la primavera, la bella stagione. Andavo spesso in bicicletta al Due, gnic gnic gnic, sempre quella. L'ex manicomio, ci vado volentieri, comunque, mi piace, c'è gente divertente
Al mattino le docce: corpi di matti nudi, corpi di matti sporchi, corpi di matti bianchi, corpi di matti magri, grassi, corpi che soffrono che te non li hai mai visti. Il corpo di Gesù doveva essere così, se ci penso.
Ho preso confidenza e non uso i guanti di lattice ma lavoro in apnea perché c'è puzza, vorrei vedere te.
Gli infermieri, ce n'è anche di bravi. Tanti perdono la pazienza o non l'hanno proprio. Una volta li assumevano che fossero grandi e grossi, lottatori, contadini, che sapessero difendersi. Tanti contadini della Val di Susa.
Allocco è una bestia, Bialera è una bestia, Celeghin è una bestia. Quelli giovani comunque non scherzano: Stano è una bestia. Li tira per i capelli, delle volte, se non tengono su la testa per infilare la maglia. Comunque.
 
Poi le passeggiate. Vado spesso con Mariolino, quello di “inferniere bastardo!”, che mi fa ridere; lo so che non è carino ma mi fa ridere quando dice le parolacce e bestemmia, senza esagerare: meglio ridere perché se penso che in quarant'anni di manicomio gli hanno insegnato solo quello e a dire “hanno aumentato la benzina di cinquanta lire – Ida a l'è ‘na picia – c'è l'vent, c'è l'sol – a jè le mosche”, Giuda nero.
Comunque passeggiamo spesso, a metà mattina, io spingo la carrozzina, Mariolino guarda il mondo da dietro gli occhiali e il fido scudiero Cosma ci scorta.
-Tonio.
-Eeeh!
-Le braie?
-Vanno bene.
-Cambiuma?
-Quando vuoi.
-Pì tardi.
E fa un gesto con l'indice piegato dall'artrite, l'indice marrone delle Alfa fumate una dietro l'altra. Delle volte quando mi chiede se i pantaloni o le calze vanno bene gli do un pugno.
Passiamo sotto i portici della certosa e salutiamo le persone, altri matti, andiamo al bar interno a prendere un cappuccino, passiamo al Centro Basaglia, che c'è un ragazzo che mi piace parlargli insieme, al Centro Basaglia: lavora per una cooperativa e scrive un giornale dei matti. 
- Non dobbiamo fare le “pie donne” che li portano a spasso mezz'oretta e poi si sentono gratificate, a posto con la coscienza – dice – dobbiamo creare delle occasioni per integrarli, per restituirgli dignità.
A parte queste cose che dice è un bravo ragazzo.
 
Poi il mercoledì incontriamo Angelica che torna dal mercato, stravolta e felice, che il mercoledì Fronte le dà ventimila per andare al mercato di Santa Maria e lei parte con le sue borse e si ferma per strada tre volte a fumare, seduta sul marciapiede di viale XXIV Maggio, con le gambe aperte, e si vedono le mutande. Una volta è tornata con le mutande nella borsa, ha detto che era stato un marocchino che l'aveva ciulata, e rideva e tossiva mentre lo diceva, e tutti ridevamo nello stanzone, Angelica ansimava e noi ridevamo, una roba che non ti puoi immaginare la tenerezza che faceva, che magari aveva ciulato davvero. Delle volte la mattina quando arrivo mi chiede se quella notte sono stato a letto con lei, e ride, e dice che è stato bello. Quelle volte, mi ha detto l'ausiliario Borio, è Leo che va a trovarla col favore delle tenebre e fa i comodi suoi. 
Nello stanzone in fondo, quello dopo la cucina e l'ufficio del capo sala, lì stanno soprattutto le donne, Angelica, Alma e le altre. Le altre sono per esempio Marilena, ottantaquattro anni, magra che ti sembra si possa rompere e invece tira le sberle e i pugni in mezzo alle gambe ai maschi, poi ti liscia e ti bacia e te lì cianotico, piegato in due. Si alza la gonna e tira in là le mutande e dice a Borio:
- Non te l'ho ancora fatta vedere?
Ottantaquattro anni. E Borio ride come un matto, si diverte, uno dei pochi qui dentro. 
- Vuoi ciulare?
- Oh maiale – e gli molla una sberla, e Angelica da un angolo:
- Ciulami me, ciulami me!
E Borio ride, e rido anch'io che è un posto divertente, anche. Per sopravvivere ,voglio dire, non posso fare a meno di ridere, anche quando Borio costringe Mariolino a dire che si fa le seghe, e lì mi verrebbe da piangere, comunque.
Marilena guarda i bambini con tenerezza e poi piange: quando una colf passa dal reparto con il figlio o il nipote Marilena piange. Marilena ha avuto un figlio in manicomio.
Poi c'è Sarina, grande grande Sarina, con un pancione così. Vuole andare quando è in crisi, dicono, vuole andare via.
- Signore, per piacere mi chiami un taxi, signore, che devo andare via, devo andare ad aiutare in negozio, e invece passo il tempo qui a fare inutili cose.
E cammina avanti e in dietro per il reparto, il corridoio come una gabbia, sghemba, le mani dietro la schiena, la pancia che traballa, la lingua un po' in fuori.
Poi c'è Elena Ficaro, una vera signora, non dà confidenza a nessuno, scorbutica, antipatica. Una signora decaduta, borghese impoverita. Petta e rutta in continuazione.
Poi c'è Lidia, la Madonna, che scrive poesie e sa di essere la Madonna e si mette un lenzuolo sulla testa, come un velo, e dipinge e scrive poesie e indossa sempre un paio di occhiali a specchio. Solo ha fatto un po' di confusione perché si è fidanzata con Gesù, che poi è Luigi, quello che vive insieme ai miei amici Osvaldo e Vincenzo: lui non è Gesù ma a forza di sentirselo dire da Lidia ogni tanto qualche dubbio gli viene.
 
Poi c'è Alma, splendida Alma. Dicevo le passeggiate: io e il mio fido scudiero Cosma Collina, alias Mino, alias Colino, e quel che resta di Mariolino dagli occhioni dolci, passeggiamo per il parco e incontriamo le persone, alcune interessanti. Alma è interessante e se l'umore del momento glielo consente, delle volte, si accompagna a noi per un tratto. Come giovedì, caldo giovedì di maggio. 
- Te non sai niente del manicomio, niente.
- Alma, tesoro bello, dimmelo tu allora, il manicomio.
- Era meglio Cogoleto.
- Come?
- Era meglio Cogoleto, stupido, la casa di cura di Cogoleto. La prima. Quando mio padre è morto, a novantanove anni, un bell'uomo sai, Antonio, un bell'uomo che non t'immagini, un signore, pubblico ministero. Conosco i migliori avvocati di Torino io. Poi mi hanno portata a Genova, mi hanno detto “hai parenti qui?” gli ho detto “qui no, li ho in Piemonte”, “ah” mi hanno detto. Odio il Piemonte e tutti i Piemontesi! Comunque.
- Comunque?
- Comunque anche tu sei Piemontese, mio caro. Mi hanno portata in un reparto, mi ricordo la scritta “neurologia”. Mi hanno portata a Cogoleto. Era meglio. Poi non credo in Dio, io. 
A quel punto eravamo prossimi all'androne, quello che dà sul viale Martiri XXX aprile, dico io anche i nomi delle vie che danno qui, non so. Eravamo lì e Alma mi ha chiesto di uscire, di accompagnarla.
- A Cogoleto mi hanno sfilato gli anelli e gli orecchini; ero una bella ragazza sai? Offrimi un Martini, senza ghiaccio.
- Andiamo. Cosma vieni anche te?
- Le braie?
- ...
- Pì tardi. – e ride.
- Dove andiamo Alma, gioia bella? – scusate, mi veniva da parlarle così.
- Gioia bella lo dici a quella prostituta della tua fidanzata!
- Cafona.
- Scusa - e allunga la “u”, e mi prende sotto braccio - senti io al bar Dream non ci posso più entrare, ti aspetto qui, non è che, eh, sai, me lo porti qui? Là mi cacciano, perché sono matta!
Al Dream la cacciano perché entra dentro e sputa e una volta  ha rovesciato un bicchiere addosso alla cameriera, comunque.
Le ho portato il Martini, l'ha bevuto riconoscente, ha fatto per darmi i soldi. Splendida Alma.
Poi fa tutti dei gesti con la mano, come solo qui sanno fare, ma lei meglio:
- Te non sai niente del manicomio, niente. Ci vieni, ci vivi, ci lavori, ma non sai niente del manicomio.
- Allora, tesoro bello, dimmelo tu allora il manicomio.
- Te lo dico io sì, imparassi a parlare! Te lo dico che Angelica è una ladra, mignotta, prostituta, va con tutti, persino con i cani!
- Ma dai?
- Ebete.
E le vedi quasi tutti i giorni quelle due a litigare, Alma che punge, lingua bifida, Angelica che mena e tira i capelli, Alma che fugge come può, che zoppica. Angelica che era bella, a detta del mio amico Vincenzo, quello che suona la tromba, un matto che suona la tromba: da schiantare. Suona la tromba e scrive aforismi sui muri. Vincenzo, esperto conoscitore del gentil sesso, dice che Angelica era una bella brunetta.
Angelica è finita al manicomio femminile di via Giulio che aveva diciannove anni: i genitori anziani erano  morti a poche settimane l'uno dall'altra, e lei soffriva di crisi depressive, e sentiva le voci.
Angelica sogna di fare la pittrice, la sarta, l'attrice, di correre con i capelli al vento su un motoscafo, di fare la cantante lirica, la giornalista, la cuoca. Angelica delle volte mi fa il caffè. Angelica non la lasciano cucinare, se non di rado:
- Un po' di burro, margarina, olio di semi, olio d'oliva. Là. 
Per mangiare la roba di Angelica ci va il fegato bionico, oppure bisogna essere matti, e i matti la mangiano, oppure bisogna che la sua colf si metta a cucinare con lei. Oppure.
 
Le passeggiate io e Cosma, fido scudiero, le facciamo anche fuori, a Collegno vecchia, fino al limitare di Basso Dora, a vedere il fiume, hai presente il fiume, la Dora. L'educatore Max mi ha mostrato un posto che non ti spiego bene dov'è se no si sparge la voce, a Collegno vecchia, tra la chiesa e la stazione dei carabinieri. Il Circolo Sociale Anziani si chiama, entri solo se sei socio. Un posto che è la fine del mondo e dovrebbero essere tutelati i posti così, patrimonio dell'umanità. Adesso credo abbia chiuso, comunque. Ci vanno i vecchi a bere vino e giocare a carte, e la Sezione Alpini a provare i canti in via informale. Non c'è neanche il gioco delle bocce talmente è tranquillo. Io ci vado con Cosma come lasciapassare e poi conosco della gente che ci va, qualche infermiere anziano, qualche matto intelligente, il buon Pippo della cooperativa di pulizie, gente così insomma. E prendiamo l'aperitivo se è mattina, e prendiamo le acciughe al verde e un litro di bianco, sotto la topia, se è pomeriggio. Da passarci l'esistenza in un posto simile.
L'educatore Max ci prende, insomma, a parte i punti interrogativi e le ore passate in infermeria a leggere La Repubblica, e le volte che lo becco a parlare fitto fitto e chissà cos'altro con la nipote di Aldo il vecchio, a parte che non si prende la pelle a lavorare, ci sa fare.
Aldo il vecchio è uno dei pochi che abbia qualcuno che lo venga a trovare: questa nipote, Nicoletta.
Poi vengono a trovare anche Latorraca, la madre e la sorella, anche loro una volta la settimana. Ma Latorraca continua a ripetere il suo mantra, in un qualche dialetto meridionale incazzato e si da botte sulla fronte e fuma tantissimo.
Poi vengono a trovare anche Porzio, un matto grasso che fuma il sigaro e pare sia maniaco sessuale, lo vengono a trovare mamma e papà, vecchissimi.
Poi vengono a trovare Spalletta, viene sua sorella Giuseppina, che era ricoverata pure lei; Vito Spalletta, quello che ha ammazzato il padre, Giuseppina gli porta le bibite.
Poi viene la sorella di Bonetto, uno che ingoia le cicche accese e riesce a mettere due rosette di pane intere nella bocca. Poi basta.
 
italo11 maggio 2010, 08:48
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Oltre alle lodi per la gustosissima scrittura, voglio segnalare un prossimo evento sull'argomento: Salone del libro, 14.05.2010 16.00 h Dizionario per un lavoro da matti. Storie del manicomio raccontate dagli studenti Presentazione del libro di Luca Rastello - Spazio Autori

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