Perché i matti - quarto capitolo
COSMA, ECCETERA.
Perché i matti sono bravissimi a stare seduti scomodi, seduti sui talloni, col busto piegato sulle cosce, il peso leggermente in avanti, per delle ore, che a te verrebbero subito i crampi, loro no. Perché quando c'era il manicomio stavano tutto il giorno nello stanzone e i bagni erano chiusi a chiave, che la pulizia spettava agli infermieri, la pulizia dei bagni. La pulizia dello stanzone spettava a una ditta esterna. Perché i matti cagano e pisciano come i matti, dove si trovano, nello stanzone. Perché di sedie ce n'erano poche e di matti tanti e un po' i matti camminano, un po' si fermano e per non sedersi nella merda, che neanche a loro fa piacere, si sedevano sui talloni.
Giorgio Rosso passa ore seduto sui talloni. Cosma preferisce sedersi sul termo.
Cosma lo porto una volta alla settimana da sua sorella, che abita in corso Casale. Lo porto da sua sorella il mercoledì, vado a prendere la Panda Young dell'ASL, compilo la scheda e passo a caricare Cosma.
- Le braie?
- Vanno bene.
- Le cause, cambiuma?
- Perché?
- Sono bagnate.
- Andiamo che se no ti do un pugno.
- Andiamo.
Andiamo veloce col pandino, in corso Marche, lesti lesti, in corso Regina, Porta Palazzo, lesti che la sorella di Mino ci aspetta.
La sorella di Cosma si chiama Maria ed è una delle creature più sfortunate della terra: ha un fratello mattacchione, ha perso un figlio di vent'anni finito sotto un tram, deve accudire la madre ultranovantenne, deve accudire il marito che dieci anni fa ha perso la gamba destra e cinque anni fa gli è venuto un ictus con emiparesi del lato sinistro del corpo. Il marito una volta sono andato a salutarlo di là in camera da letto:
- Buongiorno.
- Buongiorno.
- Come va?
- Così, si tira avanti.
- ...
- ...
- Bene, ora devo scappare.
- Arrivederci.
- In gamba eh...
In gamba gli ho detto. E' anche colpa di Maria, però, che alle nove e mezza, quando arriviamo, mi offre un bicchiere di marsala all'uovo: vuoi rifiutare, che magari si offende e ha già tanti dispiaceri?
Stiamo lì, mi chiede se Cosma sta bravo, si sente in colpa perché non lo tiene con sé, ma non ce la fa proprio.
- Vuole un caffè?
- No grazie.
- Senza complimenti.
- Magari sì, se insiste, grazie.
Cosma sta lì per pranzo, nel pomeriggio qualche educatore andrà a riprenderlo. Maria gli cucina sempre la carne, il coniglio, che gli piace tanto. Poi beve più del solito e fuma in continuazione e sgrida la sorella e dice che ha paura del buio, delle macchine, del cognato che vegeta di là. Rompe le balle tutto il giorno.
Il mattino dopo è triste e mi chiede quando andiamo di nuovo e gli dico che andiamo mercoledì prossimo.
- Domani?
- No, domani è venerdì.
- Le braie?
- Piantala.
- Purcun, purcun, purcun, purcun! – e corre saltellando per il corridoio, si batte una mano sul culo e grida – purcun, purcun, purcun – se passa Mariolino in quel momento gli molla un ceffone da fargli volare gli occhiali – purcun, purcun, purcun – poi si ferma in cima al reparto, dove non c'è mai nessuno, nel primo stanzone, all'ingresso principale. Si mette lì, tra il termo e la finestra, a guardare fuori. E passa la mattina.
Poi bisogna anche fare in modo che si lavi, qualche volta, che si cambi, che se aspetti gente come Stano o Bialera. Una volta ogni due settimane, più o meno, lo prendiamo, io e Dina, la colf, io e Gianni, un educatore, e lo costringiamo a lavarsi. Da schiantare: piange. Piange come un vitello, come un bambino impaurito. Quando è sotto la doccia sta lì, non si insapona, devi fare tutto te. Poi i capelli. Piange. Poi chiudi l'acqua e gli butti addosso un lenzuolo. Piange. Ti viene da abbracciarlo.
E' il mio scudiero Cosma e mi accompagna in missione. Roba tipo andare a comprare delle lamette da barba per Paluello, pagare i ticket in banca, ritirare le analisi. Oppure cercare. Cercare quelli che spariscono. Uno è Leo, che periodicamente sparisce, si ubriaca come un cinghiale e sparisce per due notti e due giorni. Non si allontana mai di molto, il problema è che spesso prende a camminare per la ferrovia perché vuole abbracciare il treno.
Un altro è Crovaz, il valdostano, quello che il primo giorno camminava intorno al pozzo. Crovaz è un marciatore ma è bravo e sta sempre lì attorno. Una volta l'anno parte e cammina ininterrottamente per giorni. Poi torna, in genere da solo.
Un altro è Iodice, che continua a farmi un po' paura, fa paura anche a Cosma. Iodice quando parla sembra che abbai, Iodice parla in arabo e in piemontese, e in siciliano. Iodice lo vedi spesso sdraiato per terra, sotto i portici, senza scarpe, senza calze. Non è scemo però. Lui bisogna cercarlo quando sparisce perché prende l'autobus e gira per Torino e fa danni e in genere finisce a dormire a Porta Nuova e ce lo riporta la Polfer. E' meglio se lo troviamo prima noi, io e Cosma.
Iodice è molto amico con Abdù, quello della Cooperativa Italia Pulita: si parlano in arabo e si scambiano soldi e sigarette. Abdù è solare, non gliene frega niente dei matti ma li tratta bene, non gliene frega niente della Cooperativa ma ci si trova bene. Cosma ha paura anche di Abdù, perché è arabo, e dei cinesi, perché sono gialli e fanno “ci-ci-ci-ci-ci” quando parlano, e dei vigili urbani perché hanno quel cappello lì.
- Cambiuma le braie?
- ...
- Non riesco a pissiare!
- Ma smettila.
Strappa tutti i bottoni dei calzoni, e le cerniere. Dina gliene ha preparato un paio con il velcro.
- Piasu nen!
- Perché?
- Fanno male.
- Adesso te li tieni.
- Purcun, purcun, purcun,...
Poi arriva Stano e vorrebbe mollargli un ceffone, lo so, ma da me non vuole farsi vedere.
- Oh, Antonio! Carissimo! – non so perché ma devo essergli simpatico, al pornomane Stano. Mi tiene lezioni di TV, la migliore TV, di fumetti americani, i migliori, di pornostar, le migliori e i migliori. Un conte.
Delle volte mi guarda come se fossi sceso da Marte, per esempio quando faccio i massaggi a Mariolino, o Paluello. Poi riesce a far rientrare tutto nel suo ordine di idee, nel suo quadrato di segni conosciuti:
- I massaggi te li insegnano le ragazze che lavorano al Sart, capisco, ti applichi eh, fai esercizi, eh?
Forse non ha tutti i torti, comunque.
Comunque un giorno massaggiavo le spalle a Mariolino e Lorenzo Paluello mi ha chiamato:
- Vieni, vieni, fallo anche a me.
- Non so se ...
- Stai zitto e sii concreto.
Ho iniziato un mediocre massaggio, scomodo per come stava appoggiato al muro.
- Vieni da davanti.
- Così va meglio?
- ...
- Allora?
- Democratico!
Poi le passeggiate, ancora le passeggiate, attività principale del giovane obiettore. Io e Cosma usciamo spesso da dietro, dal cortile, e costeggiamo i laboratori verso quello che adesso si chiama piazzale Avis. Poi torniamo in dietro verso la lavanderia, l'ex lavanderia dove ci stanno gli albanesi quando non vengono i carabinieri a cacciarli e non murano le finestre, tanto poi ritornano. La lavanderia, poi su verso i locali caldaia che ronzano giorno e notte e ancora il vascone dove d'estate proiettano i film e la zona delle Ville, che era il manicomio privato credo, o comunque la parte del manicomio in cui si stava meno peggio. Passo passo arriviamo fino alla biblioteca dove incontro tre colleghi obiettori che fanno niente tutto il giorno, neanche passeggiano. Dovrebbero aiutare in biblioteca, ma siccome in biblioteca non ci va nessuno passano il tempo a fumare e a parlare e a preparare caffè alla macchinetta. Però ci sono dei matti meno matti che vanno alla biblioteca a parlare e a prendere il caffè alla macchinetta e a fumare, e gli obiettori sono loro amici: è un servizio anche questo.
In biblioteca c'è uno che dice di essere figlio di Agnelli, che deve stare attento perché lo vogliono avvelenare, lui lo sa. E' colto, credo sia laureato in filosofia, è simpatico, si chiama Umbè.
Umbè sa un sacco di cose e fa battute sagaci, si dice così, sagaci, l'ha detto proprio lui. Poi conosce Giorgio Rosso, dice che erano amici, dice che Giorgio è stato qualche anno a Castiglione delle Stiviere, al manicomio criminale, in due riprese. Per via della vecchia, che le ha tagliato la testa, prima, poi perché tornato a Collegno ha infilato una forchetta nella pancia al suo compagno di stanza. A Castiglione delle Stiviere, provincia di Mantova, ci sta anche uno stabilimento dove fanno i biscotti del Mulino Bianco, dico io.
Poi dalle passeggiate si ritorna in reparto, che non ha neanche un nome, si chiama ex reparto Due. All'ASL non hanno il talento di dargli dei nomi carini ai reparti, tipo Villa Azzurra, Villa Serena, Il Glicine, Alcatraz (questo gliel'hanno dato gli ospiti), Casa Nirvana, Casa Albergo e via di seguito. Una volta mi devo mettere a scriverli tutti questi nomi.