nutrirsi di sogni

italo losero
Dopo cena già so che non riesco a guidare, mi prende sonno.
Inoltre oggi c'è un traffico tremendo su questa autostrada: troppe auto, troppo veloci, troppo rischio... guarda quello, un tir rosso che va così veloce che anche se è nell'altra corsia vedo le luci andare così spedite che sembra mi arrivi addosso. Ma và piano, vah....
Mancano ancora 600 chilometri: meglio fermarsi un attimo, mi fermo in una piazzola, tiro giù il sedile e mi faccio un sonnellino. Poi andrà meglio.
Adoro i bordi delle cose: per questo so riconoscere il limite tra la veglia e il sonno, quel preciso momento in cui ci si lascia andare, abbandonati al riposo. Nella penombra delle palpebre i campi ai bordi dell'autostrada hanno un verde più forte e più dolce, il cielo è più azzurro, l'aria più fresca... un sorriso dolce (ed un po' ebete) mi rilassa i lineamenti... e il clascon di un altro tir mi sveglia.
Uffa.
Ma basta che mi rigiri un po' sul sedile per rivedere i campi, e il verde, e il cielo azzurro, e la luce del giorno... e cammino, in questi campi coltivati che lasciano un'impressione di buono, di pulito; tutto ordinato ma non di quell'ordine meccanico, sembra che qualcuno abbia piantato e curato le piantine ad una ad una: sembra quasi che le piante mi guardino. Curiose.
Mi giro indietro: l'auto è lì ma... non c'è l'autostrada. O meglio, c'è ma è diventata una striscia verde di prato, un camminamento con panchine ai bordi: qualche bici passeggia, qualche nonno col nipotino, molte piantine ornamentali ai bordi. Curioso.
Mi avvicino per osservare; un tremore appena percepito sotto i piedi, si intuisce che l'autostrada è in realtà sotterranea, forse passano treni sotto di me. Anche l'acqua dei laghetti che hanno costruito qui appena s'increspa all'arrivo del rumore sotterraneo. C'è una panchina all'ombra di un maggiociondolo: mi ci siedo e cerco di capire dove sono finito, cerco di esplorare l'ambiente che è così dolce e strano. Curioso.
Appena mi siedo noto un foglio lucido sulla panchina. Lo prendo e lo guardo: è un giornale ma sembra un monitor; passando col dito sulle scritte il foglio parla. Guardo la data: 18 maggio 2079. Molto curioso.
Non è possibile penso; sono nato nel 1963, non è la mia vita, è solo un sogno; penso di essere entrato in quello stato di sogno vigile descritto dal don Juan di Castaneda: per provar che è vero mi guardo le mani. Sì sono le mie mani: è questo il gesto semplice che lo stregone Jaqui suggeriva per riconoscere il sonno dell'iniziato: decidere in sogno di guardarsi le mani.

La piccola collina a fianco di questa specie di autostrada custodisce un sentiero bordato di piccoli cespugli, sembrano cipressi o tuje; descrive un arco leggero e va a nascondersi dietro il rilievo: lo percorro e, dopo qualche centinaio di metri, trovo una casa bassa, lunga, ad un piano più una mansarda. Dietro la csa, un recinto con qualche animale che pigramente pascola. Davanti, per tutta la lunghezza, un portico. Sul portico una sedia a dondolo ed una panca-divano in legno; sul dondolo un uomo anziano, sulla panca una donna con in grembo un gatto.
Vinco la mia timidezza nell'andargli incontro, ma sono loro ad invitarmi prima: vieni, accomodati, prendiamo un caffè insieme.
Così, in questa brezza fresca di tarda primavera mi godo la penombra del portico conversando con persone simpatiche e di una dolcezza infinita: ogni parola trova accoglienza, ogni pensiero considerazione. Provo anche a dir loro che arrivo da un'altra epoca, ma mi prendono un po' per grullo, non mi credono affatto, ci scherzano sopra.
Comincio a far domande su questa loro epoca: rispondono prima imbarazzati, poi...stanno al gioco, o capiscono, non so: sta di fatto che rispondono alle mie domande come si risponderebbe ad un bambino, spiegandomi come stanno le cose.
Appena gli dico che arrivo dal 2010 aggrottano la fronte, e mi dicono: chissà com'era il mondo, prima! Chissà quanto hai patito. E poi una gran risata.
Prima di che cosa? chiedo.
Mi guardano un po' straniti, si scambiano due sguardi, forse cominciano a rendersi conto che stanno parlando con un uomo del passato. Sono un po' increduli però, non sanno bene come comportarsi. Tergiversano un po', poi la donna dice: diglielo.
I miei occhi stanno lì ad implorare una risposta, forse sono un po' troppo teso e dò l'impressione di essere uno squilibrato, posso metterli in imbarazzo....
Passano attimi interminabili, poi lui dice: -prima del 2012, no?-

-Ma-, chiedo, -cos'è successo nel 2012? Perchè ricordate quella data? -
Mi guardano con un po' di compassione, lui sta per parlare quando lei alza una mano piano, gli fa cenno di fermarsi.
-Ti fermi a cena con noi, vero?-
Potevo rispondere no grazie, ora mi sveglio e torno sull'autostrada del 2010 e riprendo i miei 600km, siete solo un'apparizione onirica ma... voi che avreste fatto? io ho accettato.
Hanno un po' discusso su chi dei due dovesse preparare la cena e chi intrattenersi con l'ospite; a diversità di altre situazioni analoghe, ho chiaramente percepito dai dialoghi che preparare la cena poteva essere qualcosa di molto più piacevole del parlare con me; ne rimasi quasi un po' offeso, ma poi non ci badai più di tanto. Lui entrò in casa, lei rimase fuori con me.

-Allora, che è successo nel 2012?- L'impazienza con cui lo chiedevo aumentava la sensazione di scomodità della mia interlocutrice: lo capivo perfettamente.
Ancora adesso, quando ci penso, non saprei dire quanti anni avesse. Non era una ragazza, ma aveva i pensieri e i movimenti di una persona giovane; non era avanti con l'età, ma aveva la tranquillità e la sicurezza nel fare le cose che solo chi ha maturato molta esperienza può avere; e quegli occhi, scuri, profondi, dolci, un po' appesantiti sulle palpebre da una sofferenza antica, sempre sposi del sorriso che illuminava il viso di una femminilità certa, sicura, quasi archetipica, eterna.
Cominciò con la testa china e gli occhi rivolti in avanti, verso me, con un tono basso: -nel dicembre del 2012 successe una cosa bellisima - ed ora, con sicurezza, percepivo che lei si era resa conto che io non fingevo, - che ha cambiato la vita di tutti i popoli della terra. Qualcuno già l'aveva previsto, ma il modo e i tempi del cambiamento nessuno li poteva aver pensati prima, tutti rimasero sbalorditi da quello che, nella storia dell'uomo, non era mai successo. Già a fine ottobre si poteva percepire nell'aria il cambiamento: i primi ad accorgersene furono le piante, che non cessarono la stagione vegetativa, anzi, alcune rifiorirono; anche gli animali si comportavano in modo strano, i cani annusavano continuamente l'aria come se contenesse qualcosa di magico... Allora avevo 32 anni e due figli; ancora oggi che ne ho quasi 100 me lo ricordo bene che fu una notizia del telegiornale a farmi capire che il mondo stava cambiando: precisamente, la notizia fu che... -

- E' pronto! - Una voce dall'interno dichiarava trionfante il successo dell'impresa culinaria: già dalla finestra che dava sulla veranda si poteva percepire che nel 2079 ciò che non era cambiato era la cucina... anzi, mi sembrava nettamente migliorata: in varietà, cottura, tipo di cibi, vini e chissà cos'altro... sono sempre stato abbastanza epicureo e ho sempre corteggiato i piaceri del buon mangiare: la tavola imbandita che ho visto rimarrà il modello ideale a cui tendere per tutto il resto della vita, al punto di farmi abbandonare qualsiasi discorso storico ed assaporare, con i miei ospiti, il banchetto preparato.
Penso di non aver tralasciato di assaggiare nulla: i cibi avevano sapori indescrivibilmente gustosi, i vini riuscivano ad esaltarne le caratteristiche: lui fu un maestro nel suggerirmi gli abbinamenti, nell'insegnarmi ad approfondire questo o quel gusto a seconda delle papille usate della lingua, della zona del palato da considerare, nel modo corretto di respirare per assaporare non solo i gusti dei cibi, ma soprattutto i sapori delle materie dai quali derivano, per godere infine del sole, dell'acqua, del vento e del fuoco alla base di ognuno dei gusti che stavo assaporando. Vedendo il mio viso meravigliato disse con una gran risata - sembri un mio allievo! - disse infatti che insegnava in corsi di gusto per i bambini dell'asilo.
Nonostante abbia sempre avuto simpatie vegetariane non disdegno saltuariamente i piaceri della carne; in particolare un piatto che avevo gustato in modo eccellente era costituito da una specie di carne ai ferri con una delicatissima salsa verde chiara: al gusto che mai avevo sentito nella carne, corposo e profondo, si contrapponeva la delicatezza del gusto della salsa, una via di mezzo tra limone, mela e cetriolo. Un vino bianco aromatico, speziato, che mi disse nato da terre sabbiose in climi non troppo caldi contribuiva a punteggiare i sapori e a rinfrescare la bocca per un godimento totale dell'esperienza. In quelle condizioni la conversazione diventava fluida e mi capitò di percepire molto più lucidamente i pensieri dei miei interlocutori, anch'essi immersi nella degustazione dei piatti, finchè guardando lei che socchiudeva gli occhi assaporando una specie di formaggio percepii direttamente il suo pensiero, che diceva: - questo sa di mandorle -.
Mi fermai un attimo e smisi di mangiare. Era una cosa troppo grande. I miei due ospiti, vedendomi, si fermarono pure loro, fissandomi straniti.
. Che c'è, stai male? non ti piace? - No, gli dissi, è successo qualcosa di veramente eccezzionale, scandii: ho percepito chia-ra-men-te un pensiero: so che il formaggio che hai mangiato sa di mandorla. Lo dissi con un'enfasi così grande che non poterono che starmi a sentire attentissimi.
Poi scoppiarono a ridere, di una risata grande, aperta, armoniosa, l'unica cosa che lei disse fu -Ah, dobbiamo riprendere il discorso del 2012...- Risero quasi fino alle lacrime e mi contagiarono: continuammo a mangiare, allegri, assaporando i cibi e.. scambiandoci sensazioni: mi prendevano in giro, cercavano di pensare a sensazioni strane per farmele sentire... non ci capivo più niente, ma una cosa era chiara: il 2079 mi piaceva proprio...

A fine cena non mi sentivo lo stomaco strapieno, ma piacevolmente nutrito: era chiara la percezione che il cibo sarebbe stato nutrimento, oltre che del corpo, soprattutto della mente; che attraverso di esso avevo portato nel mio corpo il sole, l'aria, l'acqua e la terra da cui derivavano. In questa condizione più elevata, più chiara, rispuntò la mia curiosità cronica, e non potei fare a meno di porre ai miei ospiti qualche domanda; aspettavo inoltre la prosecuzione del discorso di lei.
Tornammo sulla veranda: la luce del crepuscolo si intonava perfettamente col processo digestivo. Non so come sia possibile, ma questa era la mia percezione: assorbivo in quel momento le decine di migliaia di anni di digestioni vespertine dell'Homo Sapiens per condensandole in una sensazione di infinito struggimento.
- Ma la carne- dissi, -com'è che mangiate la carne? nel 2010 si diceva che la produzione industriale di carne fosse alla base dell'effetto serra, della rovina del pianeta, oltre a recare sofferenze agli animali.. com'è che ancora oggi si mangia?-
Lei disse a lui: a questo rispondi tu. Lui assaporò un goccio del liquore agli agrumi e cominciò pazientemente, come si parla ai bambini:
-Vedi, è tutto vero: l'effetto serra, la sofferenza, e tante altre cose che erano correlate al cibarsi di animali. Dopo i grandi avvenimenti del 2012 in molti ci siamo posti questo problema, e pensavamo d'averlo risolto: semplicemente, nessuno più mangiava carne. I grandi allevamenti fallirono, le grandi praterie tornarono ad essere pascoli, savane, foreste, giungle; la produzione vegetale per alimentarsi aumentò moltissimo e quasi tutti, almeno per quanto riguardava il cosidetto mondo industrializzato, mangiarono solo cibi vegetali.
Non durò molto.
Furono due fisiologi vegetali, Arrigoni e Pagnonis, che per primi portarono avanti gli studi degli anni '90 di Lomagno Caramiello sugli ormoni vegetali. Questi studi permisero di analizzare e mostrare i sentimenti delle piante. Se hai idea delle sofferenze che un animale può avere quando viene portato al macello, non potrai mai avere idea di quella che è la sofferenza di una pianta quando viene mangiata. Innanzitutto, come già Rudolf Stainer aveva dimostrato nell'800, le piante sono ad un livello spirituale superiore rispetto agli uomini. Sono essere puri, vivono di luce e di acqua; hanno anime limpide, al confronto delle quali noi siamo bassi spiriti volgari. Se vuoi ti presto i miei occhialini per vedere in diretta quale sia la magia della fotosintesi; un'armonia che tu del 2010 non puoi neanche immaginare, una perfezione visiva e melodica infinitamente variabile che solo anime purissime possono innescare. Queste anime limpide concorrono ad equilibrare l'energia del pianeta; senza di esse non esisteremmo, e la questione dell'ossigeno che ci danno è solo il risvolto materiale del loro lavoro spirituale.
Quando tutto ciò fu risaputo da tutti, molte persone morirono. Rifiutarono di mangiare sia piante che animali, per non causare sofferenza.
In questo stato però la loro stessa sofferenza diventava insopportabile da loro stessi e dagli altri uomini.
Capisci bene che non c'era via di uscita; dopo il 2012 l'umanità intera era migliorata, il mero istinto di sopravvivenza poteva non avere più il vantaggio sulla mente.
Ci fu anche qualche tentativo di nutrirsi a base di cibi sintetici: fu inutile, le persone impazzivano. In un modo o nell'altro, l'uomo è fatto per mangiare i frutti della terra: risuonavano stranamente attuali certe frasi bibliche della Genesi.
Con questo nuovo livello di conoscenza, si ricominciò a mangiare piante ed animali.
Questa volta, consci delle sofferenze che si possono causare, furono messe delle regole; a te possono apparire strane, ma ti assicuro che servono.
Se tu provassi a tenere con te per tutta la sua vita una mucca, o un coniglio, o un maiale, o un qualsiasi animale allevato per essere mangiato, ti accorgeresti di quanto è intelligente, sensibile, affettuoso: di quanto soffre quando viene barbaramente macellato. Per questo chiunque voglia mangiare carne in questo paese, può mangiarne solo se ne ha prodotta, cioè se ha allevato, conosciuto, mantenuto un animale da carne. E, a dirti la verità, non esiste quasi nessuna famiglia che macella il proprio animale; può succedere che qualcuno muoia di vecchiaia, per malattia, per trauma: allora lo si può mangiare. Hai visto che dietro casa anche noi abbiamo un recinto con qualche animale. Ad ottobre tutta la famiglia verrà qui per festeggiare il mio compleanno, forse ci sarà della carne; il mio trisnipote sedicenne ne è ghiotto.
Per questo si mangia carne, ma se ne mangia molto poca: praticamente non c'è mercato per questo prodotto, il consumo è ai minimi possibili. Non esistono certo le buste con gli affettati!! Se non sui libri di storia...
Con le piante è stato più difficile cercare un punto di equilibrio; soprattutto con quelle perenni, grandi spiriti ai quali non possiamo che rivolgerci con devozione.
Per quelle annuali... abbiamo raggiunto un accordo: sono loro stesse ad aver bisogno di diventare nutrimento e trovano miglior esperienza nel diventarlo piuttosto che nel morire appassendo: anche qui gli studi di botanica vegetale sono stati rivelatori, e noi abbiamo avuto modo di aver nutrimento per sempre con i gusti che hai assaggiato stassera.-

-C'è ancora una cosa che forse non ti piacerà sentire... ma non so se dirtela.
So che agli antichi dava molto fastidio.
Vabè, mi sembri sveglio.
In tutto questo discorso che t'ho fatto, piante e animali, l'uomo non è messo a caso: non è il padrone del mondo, ma un anello della catena. Abbiamo raggiunto l'accordo con le piante solo ad un patto: che anche l'uomo non si sottraesse alla catena, che divent'asse anch'esso nutrimento.-

Mi si rizzarono i peli sulla schiena..... QUINDI? - Gli chiesi, un po' allarmato.
- Quindi - riprese, - gli uomini possono donarsi alla terra. Possono decidere che il loro corpo possa essere nutrimento per altri esseri viventi. E' una loro scelta: chiunque può decidere se farlo o no. Sì, vedo i tuoi occhi sbarrati, hai capito bene: l'uomo può diventare cibo per l'uomo, se lo vuole. Una volta morto, per vecchiaia, per malattia o per trauma, può diventare nutrimento per altri uomini.

Lei, che era stata in silenzio a guardarmi, fece una domanda a bassa voce guardandomi con i profondi occhi scuri: -Ti era piaciuta la carne che hai mangiato?-
Io gli chiesi con la voce che, non lo volevo, ma tremava, - ma vuoi dirmi che ho mangiato... io avrei....-
- Sai -, riprese lei, - oggi qui vicino c'è stato un incidente: sono morte alcune persone, c'era carne a disposizione...-

Non ce l'ho fatta, l'io razionale mi ha abbandonato. Mi sono alzato e ho cominciato a correre, veloce, sempre più veloce, ho girato oltre la collina, mi è apparsa l'autostrada del 2010, le auto, ed il cuore finalmente ha cominciato a rallentare. Alla fine, qualcosa mi consolava nel vedere quel traffico, quella strada, quelle luci rosse, bianche, blu...

Blu?

Sì, c'è un'incidente, e quell'auto schiacciata sotto il tir rosso è uguale alla mia... e quello lì dentro... poveraccio è morto... mi assomiglia stranamente...

oddio...

diego finelli 3 marzo 2010, 11:33
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bella fuga, Italo, bella corsa questo racconto: la fuga del protagonista, la corsa del lettore che vuol vedere come va avanti, la fuga dell'autore da considerazioni retoriche scontate; per alcune affinità di argomento e di ambiente, a leggere il racconto mi è venuto in mente il romanzo "Sotto la pelle", di Michel Faber: per chi non lo ha ancora letto il consiglio è di ignorare la quarta di copertina e eventuali recensioni o riassunti della trama, così da gustare in pieno le sorprese e gli spiazzamenti della storia (p.s. in biblioteca a La Cassa ce l'abbiamo)

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